Officer 24th Regiment of Foot-Zulù War 1879
Nel 1854, i boeri che si erano insediati nella regione corrispondente all’odierna provincia di KwaZulu-Natal (Sudafrica) ottennero dal re zulu Mpande la proprietà della zona di Utrecht, proclamando la nascita della Repubblica di Utrecht. Nel 1860 una commissione dei boeri fu incaricata di segnare i confini della repubblica e di ottenere dagli zulu la concessione di una strada che portasse alla baia di Santa Lucia, sull’oceano Indiano; la commissione, tuttavia, fallì nel suo intento.
Nel 1856 il regno Zulu venne sconvolto da una lotta intestina tra i due giovani ed ambiziosi figli del re Mpande, Mbulazi, il preferito del re, e Cetshwayo. Non ancora ventenne Cetshwayo schiacciò il rivale nella battaglia del fiume Tugela del dicembre 1856. Mbulazi ed i suoi seguaci furono giustiziati e Cetshwayo divenne il vero “uomo forte” del regno degli Zulu, in attesa di succedere al padre, nel 1872. Per evitare la stessa sorte, Umtonga, fratello di Cetshwayo, si rifugiò presso i boeri di Utrecht. Cetshwayo schierò il proprio esercito sul confine, cercando al contempo una via diplomatica per convincere i boeri a consegnargli Umtonga in cambio di una striscia di terra. I boeri accettarono a patto che la vita di Umtonga fosse risparmiata, ottenendo il controllo della regione compresa fra Rorke’s Drift e il fiume Pongola. Nello stesso anno, le repubbliche boere della zona furono unificate nella Repubblica del Transvaal.
Nel 1865 Umtonga fuggì nuovamente dallo Zululand e Cetshwayo sciolse il patto con i boeri, chiedendo indietro la terra concessa alla repubblica di Utrecht e aggiungendo alle proprie richieste anche la restituzione della terra precedentemente consegnata dagli Swazi alla repubblica boera di Lydenburg; Cetshwayo infatti negava che gli Swazi, vassalli degli Zulu, avessero il diritto di disporre di tale terra. Durante l’anno, la tensione sui confini iniziò a crescere; dalla parte boera, fu schierato un “commando” guidato da Paul Kruger. Nel 1873 alla morte di Mpande, Cetshwayo divenne re e intraprese immediatamente una politica fortemente militarista, emulando il suo predecessore Shaka: egli accrebbe rapidamente l’esercito zulù, trascurato dopo la fine di Digane. Alla morte di Shaka l’armata Zulu inquadrava circa 15.000 guerrieri; nel 1878 i reggimenti di Cetshwayo contavano una forza di ben 40.000 effettivi. Tramite il commerciante John Dunn, amico personale di Cetshwayo, che lo aveva appoggiato durante l’ascesa al trono, furono introdotte nello Zululand le prime armi da fuoco. Si trattava per lo più di vecchi moschetti Brown Bess, ma vi erano anche armi moderne come i fucili Martini-Henry.
Nel 1874 Sir Henry Bartle Frere fu inviato in Sudafrica dal governo inglese per assumere la carica di Governatore del territorio del capo e di Alto Commissario per gli Affari dei Nativi. Egli aveva il compito di organizzare la regione secondo una federazione di stati simile a quella instaurata poco tempo prima in Canada. La politica britannica nella regione, tuttavia, era ostacolata dalla presenza di stati indipendenti come la Repubblica del Transvaal e il regno dello Zululand. Nel 1877 Theophilus Shepstone convinse i boeri del Transvaal a rinunciare alla propria indipendenza, diventando amministratore del Transvaal per conto della corona britannica.
L’ultimatum ai nativi
Nel 1878 venne nominata dal tenente governatore del Natal una commissione per deliberare sulla questione dei confini. Le richieste di Cetshwayo furono accolte, ma si richiese che i boeri ormai insediati nella regione che doveva essere resa agli Zulu potessero rimanervi indisturbati o di scegliere di andarsene in cambio di una ricompensa. Cetshwayo, tuttavia, permise che i suoi uomini molestassero ripetutamente i coloni. L’Alto Commissario Frere, dal canto suo, iniziò a mettere in atto una serie di azioni per alimentare la tensione sui confini. Chiese a Cetshwayo di modificare il proprio sistema militare, per esempio chiedendo che i reggimenti non potessero essere richiamati alle armi senza il consenso del governo britannico. Agendo sostanzialmente di propria iniziativa, Sir Henry Bartle Frere consegnò, durante un incontro con i rappresentanti degli Zulu avvenuto sul Lower Tugela Drift, un improbabile ultimatum l’11 dicembre 1878. Alla fine Bartle Frere ottenne quello che era probabilmente il suo obiettivo: la mancata risposta di Cetshwayo al suo ultimatum, infatti, causò la dichiarazione inglese dello stato di guerra l’11 gennaio 1879.
Il conflitto
Inizio delle ostilità
L’esercito di cui disponeva Chelmsford era relativamente piccolo (17.173 effettivi, per due terzi truppe indigene e volontari locali non del tutto affidabili), ma con la punta di diamante rappresentata da circa 5.000 uomini appartenenti alle truppe di fanteria inglese, ben addestrate ed armate.
Rappresentazione della battaglia di Isandlwana
Chelmsford aveva ai suoi ordini i reggimenti 24°, 80°, 41° e 90° “Perthshire”, parzialmente sotto organico. Sei compagnie dell’88° “Connaught Ranger”, sei compagnie del 99° “Duke of Edinburgh”, il 2º battaglione del 3° “East Kent” (otto compagnie), il 2º battaglione del 4º reggimento; il 1º battaglione del 13º reggimento. Tutti i fanti inglesi, vestiti con la tradizionale divisa rossa (e perciò detti comunemente “aragoste”), disponevano in dotazione del fucile a retrocarica Martini-Henry Mk.II da 0.45 pollici (11,43 mm). L’armata britannica era priva di cavalleria regolare; disponeva di due squadroni di fanteria montata (mounted infantry), cui si aggiungevano le unità locali boere e volontarie, organicamente ridotte: la Natal Native Police (permanente), gli squadroni volontari Alexandra Monted Rifles, Buffalo Borders Guard, Stanger Mounted Rifles contavano circa 180 effettivi. Il vestiario e l’armamento di queste unità era abbastanza eterogeneo (carabine corte Swinburn-Henry e fucili Snider a calcio ridotto). I volontari, però, erano utilissimi per la conoscenza del territorio, e buonissimi tiratori. Dai boeri arrivò solo un “commando” di rinforzo (32 uomini) al comando di Piet Uys, che fu aggregato alla brigata del colonnello Henry Evelyn Wood assieme ad alcune unità indigene tratte da tribù swazi e dissidenti zulù. Più consistente fu l’apporto della leva tra le tribù indigene. Nonostante la forte opposizione del Governatore del Natal, Henry Buwler, la leva militare ordinata da Chelmsford per rinforzare in tutti i modi l’esercito, portò al reclutamento di 8.000 uomini (il 10% bianchi) organizzati nel Natal Native Contingent, inquadrato nel 1º Reggimento, su tre battaglioni, per un totale di 70 compagnie, ognuna composta da 100 nativi e nove sottufficiali bianchi. Solo il 10% della truppa disponeva di fucili di vecchio modello, con poche munizioni, migliore la componente a cavallo del NNC, con cinque squadroni di 50 uomini del Natal Native Horse. Tre squadroni (SIKHALI) erano composti da membri del clan Ndwandwe, armati ed equipaggiati all’europea. La Royal Navy partecipò attivamente al conflitto sbarcando dalle navi da guerra TENEDOS ed ACTIVE un contingente di 300 uomini (per un quinto Royal Marines) dotati di cannoni da sette libre, mitragliatrici Gatling e lanciarazzi Hales e Fisher. L’artiglieria disponibile comprendeva cannoni da sette e nove libbre, alcune batterie di lanciarazzi, la 5ª Compagnia di Royal Engineers, unità dal corpo sanitario e della logistica. Le colonne dei vettovagliamenti erano composte da 612 carri coperti pesanti e 113 carri leggeri, ed erano disponibili 7.626 animali da tiro,
Prima dell’inizio della campagna Chelmsford aveva richiesto l’invio di truppe di rinforzo, ma il governo inglese, già impegnato nella seconda guerra afghana, negò l’autorizzazione. Durante la riunione sul fiume Tugela, Lord Chelmsford illustrò ai suoi comandanti il piano d’invasione. Egli voleva marciare il più rapidamente possibile sulla capitale Ulundi, il kraal reale posto 60 miglia a nord del confine, per chiudere al più presto la campagna militare, sul modello dell’invasione dell’Etiopia al quale aveva partecipato.
Il comandante inglese suddivise l’esercito in cinque colonne (o Brigate). La Prima, forte di 4.750 uomini, al comando del colonnello Charles Knight Pearson, aveva il compito di coprire la destra dello schieramento inglese. Pearson fortificò la riva settentrionale del Tugela, costruendovi Fort Tenedos. Da qui partì il 18 gennaio marciando alla volta di Eshowe, sede di una vecchia missione norvegese, sulla strada per Ulundi.
Contemporaneamente, al centro avanzava Chelmsford con la Terza colonna forte di 4.709 uomini, agli ordini diretti del colonnello Richard Thomas Glyn comandante del 24º Reggimento (ex 2° Warvickshire). Passato il Tugela Glynn arrivò al guado di Rorke’s Drift sul Buffalo River dove lasciò un deposito ed un ospedale da campo. L’ala sinistra era invece, coperta dalla Quarta colonna forte di 1.565 uomini, partita da Utracht (nel Transvaal) agli ordini del Colonnello Henry Evelyn Wood.
La Quinta colonna, formata dal 41º Reggimento del Colonnello Hugh Rowlands rinforzato da alcune unità logistiche e da rincalzi appena arrivati, era forte di 2.278 effettivi. Essa era accampata a Lunesburg, entro i confini del Transvaal, con il compito di controllare la tribù dei Pedi (alleati degli zulù) e anche i Boeri, che non avevano ancora digerito l’annessione alla Colonia inglese del Capo. La Seconda colonna, forte di 3.871 uomini, al comando del Colonnello Anthony William Durnford aveva il compito di proteggere e sorvegliare i confini, coprendo le linee di comunicazione dell’armata che avanzava. La Seconda colonna era posizionata a Middle Drift.
Nei giorni successivi all’invasione Dunford, avuta notizia di movimenti nemici a nord, lasciò la propria posizione raggiungendo la terza colonna. La reazione di Lord Chelsford, che vedeva di malocchio Durnford considerato troppo “tiepido” con gli Zulù, fu chiara ed immediata. Chelmsford lo minacciò apertamente, in caso di ulteriori disubbidienze, di togliergli il comando, ma per non privarsi di un comandante esperto gli ordinò di coprire la linee di comunicazione tra Rorke’s Drift e l’avanzante colonna principale, con un reparto formato da due compagnie del Natal Native Contingent e cinque squadroni del Natal Native Horse.
L’astuzia degli zulu nel sabotare le strade piazzando pietre che, opportunamente sistemate, danneggiavano le ruote di carri e cingolati, contribuiva a rallentare ulteriormente la marcia degli inglesi.