Bruno Carruolo | Miniature Artist
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Cavaliere crociato in Terra Santa XIII secolo

All’appello di papa Urbano II risposero nella Prima crociata 40.000 persone, di cui solo una piccola minoranza era composta da cavalieri crociati. Tuttavia, a differenza di quanto si pensa, non partirono solamente avventurieri in cerca di fortuna o cadetti delle famiglie che non avevano diritto alla successione. La maggior parte dei cavalieri crociati era infatti rappresentata da signori nobili che giungevano a vendere i propri possedimenti per permettersi l’armatura e il viaggio in Oriente per sé e per i propri cavalieri fedeli. A partire per la croce non fu solo chi aveva meno da perdere ma chi possedeva di più. Anche se qualcuno sperava di fare bottino, il papa aveva decretato che le conquiste sarebbero spettate al “principe” (Alessio I Comneno nel caso della Prima crociata).

Per capire cosa spingeva migliaia di cavalieri a intraprendere una missione tanto onerosa e pericolosa non bisogna dimenticare che si trattava di uomini che avevano un fortissimo senso religioso. Nell’XI secolo la cultura dei nobili prevedeva la dimostrazione pubblica di pietà; inoltre essi erano conosciuti tanto per le imprese militari quanto per l’amore che dimostravano verso Dio: era dovere di un aristocratico rendere i frutti dei suoi servigi alla Chiesa e al popolo. La crociata era un ulteriore mezzo per dimostrare la loro fedeltà: difendendo la Chiesa, difendevano tutto quanto vi era di buono e giusto nel mondo. Si può quindi affermare che (secondo quello che sappiamo sulla mentalità medievale) la maggior parte dei crociati era spinta dal sincero amore di Dio. Anche tra i ranghi inferiori è probabile che prevalessero i principi che muovevano i signori più ricchi ma non vi è dubbio che chi aveva di meno sperava di guadagnarci qualcosa.

Lo stesso pontefice pensava alla crociata non come a una guerra santa, ma come a un dovere caritatevole nei confronti dei confratelli orientali ed era giusto che costoro si adoperassero per rivendicarne le terre e le proprietà. Non va comunque dimenticato che da circa mezzo secolo si era avuto il famoso scisma tra Chiesa d’Occidente e d’Oriente e che, avendovi il romano pontefice notevolmente perso in influenza (in quanto il Patriarca di Costantinopoli aveva rivendicato l’indipendenza del clero bizantino) egli ebbe anche ragioni prettamente politiche per voler aiutare l’imperatore Alessio I, sperando che ciò avrebbe agevolato un riavvicinamento (che, effettivamente, in un momento iniziale ci fu, prima che i bizantini si accorgessero che i crociati apportavano più danni che benefici).

Urbano II sapeva però che non era sufficiente fare appello al cuore degli uomini per convincerli all’azione; così la riconquista della Terra santa (che fino a quel momento era stata considerata nient’altro che una conseguenza) divenne l’obiettivo ufficiale della missione. Tuttavia questo idealismo non fece comportare i crociati in modo particolarmente pio durante il viaggio: erano guerrieri devoti ma altrettanto arroganti e brutali e non mancarono atti di violenza e azioni riprovevoli. Chi voleva intraprendere il viaggio doveva fare “il voto del pellegrino” “prendendo la Croce”. Quindi con mezzi propri doveva raggiungere la terra Santa; il suo giuramento non era vincolato né al papa né a nessun altro uomo, ma direttamente al Signore. La massa di pellegrini quindi erano tutt’altro che un esercito; l’unico aspetto che la teneva coesa erano i legami feudali e familiari al suo interno anche perché, il titolo di “comandante in capo”, era solamente onorario. Ciò rese estremamente difficile mantenere il controllo della spedizione: un esercito crociato era in realtà una massa semiorganizzata di soldati, sacerdoti, servi e altri individui al seguito che si dirigevano più o meno nello stesso posto per scopi analoghi. Una volta partito, non lo si poteva più controllare.

Officer 42nd Black Watch Crimea 1854

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Private Wheats Tigers 1861

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