A duecento anni dalla comparsa sullo scenario storico nazionale di Giuseppe Garibaldi, la cui vita
ha rappresentato, citando le parole del Carducci,
suo grande estimatore, …La rivelazione di gloria che apparì
alla nostra fanciullezza, la epopea della nostra gioventù, la
visione ideale degli anni virili…La parte migliore del viver
nostro…, è doveroso e giusto ricordare quei personaggi,
generosi antesignani dei volontari delle nostre Forze Armate, protagonisti delle sempre più attuali missioni “fuori area” nello scenario strategico internazionale, che, seguendo l’Eroe dei Due Mondi e il suo esempio, hanno sacrificato giovinezza e vita, con straordinario altruismo,
per la libertà di altri popoli. Essi, dopo aver visto soffocare il loro slancio generoso nella crudele repressione dei vari tiranni nostrani e stranieri, sono costretti ad abbandonare la loro terra e a chiedere ospitalità alle altre nazioni,
non soltanto per salvare se stessi ed assicurare la necessaria continuità ai loro ideali, ma anche per servire la causa
della libertà ovunque fosse minacciata, acquisendo, in tal
modo, preziose esperienze che, in tempi più favorevoli,
avrebbero messo a servizio della causa unitaria nazionale.
Infatti, molti di essi sarebbero stati protagonisti di ben
note imprese, affermando il prestigio e l’immagine del
nostro popolo e compiendo, nei primi anni del XIX secolo, in Spagna, Grecia, Belgio e Portogallo, il “tirocinio”
per la necessaria preparazione militare. Il fallimento dei
moti insurrezionali “mazziniani” del 1820-21 e del 1831
contribuisce ad intensificare il fenomeno dell’emigrazione e a diffondere in Europa e oltre oceano la conoscenza
delle nostre aspirazioni, affermando il valore dei nostri
esuli, che cercano fuori dai confini nazionali un ambiente più favorevole per la realizzazione dei loro sogni di riscatto più volte repressi. Precursori, a pieno titolo, dei volontari garibaldini possiamo considerare gli esuli combattenti in Spagna nel 1821, quasi tutti professionisti, intellettuali e studenti delle Università di Pavia, Genova e Torino, dei quali caddero 21 Ufficiali e 300 soldati e più di
300 i feriti. Altri proscritti combattono per la libertà della Grecia dal giogo ottomano, tra i quali cito il più illustre: Annibale de Rossi, Conte Santorre di Santarosa, caduto l’8 maggio 1825 nell’isolotto di Sfacteria. Nel 1830,
altri fuoriusciti si battono per la libertà del Belgio, nel
1831 in Portogallo e nella guerra civile spagnola dal 1833
al 1840. In Spagna, capo della Legione Italiana, è il Colonnello genovese Gaetano Borso Carminati, che costituisce il famoso Reggimento dei “Cacciatori di Oporto”,
tra le cui file si distinguono nomi cari alla storia d’Italia:
Enrico Cialdini, Manfredo Fanti e Nicola Fabrizi, cospiratori nel 1831 a Modena con Ciro Menotti, Giacomo
Medici, i fratelli Giovanni e Giacomo Durando, Angelo
Masina, Nicola Ricciotti e tanti altri che saranno tra i protagonisti delle lotte per il nostro Risorgimento nazionale.